1902-1922. Fondata nel 1902 da Pietro Realini, la Camiceria Realini di Stabio è stata la prima vera industria del comune e una delle realtà manifatturiere più importanti del Canton Ticino nel corso del Novecento. Nel periodo di massimo splendore, l'azienda impiegava oltre 300 persone, quasi tutte donne e giovani della zona o dei vicini comuni di frontiera, come Clivio. Questa importante realtà garantì alla popolazione femminile locale un lavoro stabile sul territorio, evitando la necessità di emigrare. Sebbene i tempi siano cambiati e l'attività sia cessata, l'eredità della Camiceria Realini resta viva nella memoria collettiva e nei ricordi di chi, con orgoglio, ha contribuito a scrivere una pagina indelebile della storia del nostro territorio.1924 a sx. Pietro Realini poi Don Cesare Bernasconi1928, Maggio: L'ULTIMO FINE SETTIMANA DELL'INDUSTRIALE ROBERT ISRAEL Sono trascorsi quasi cent'anni da quella tragica domenica che scosse la comunità di Stabio e riempì le cronache dell'epoca. Rileggere oggi quei vecchi ritagli di giornale fa l'effetto di una fotografia sbiadita, testimone di un mondo che non c'è più. Era il 19 maggio del 1928 quando l'industriale Robert Israel faceva il suo ultimo, consueto ingresso all'Hotel International di Lugano. All'epoca, la routine dell'uomo era un ingranaggio perfetto: ogni fine settimana lasciava Stabio per concedersi quella che era la sua unica distrazione da una vita interamente dedita al lavoro e alla contabilità. Il destino, però, decise diversamente. Chi ha vissuto quegli anni ricorda ancora il brivido che corse tra il personale dell'albergo quando, verso le 11.00 di quella domenica mattina, una giovane cameriera fece la drammatica scoperta. Il corpo dell'industriale cinquantacinquenne fu trovato esanime, colto da un malore improvviso proprio mentre si accingeva a uscire dalla stanza. Oggi, a dieci decenni di distanza, la figura di Robert Israel appartiene alla storia industriale della nostra regione. Insieme all'allora sindaco Pietro Realini, Israel fu uno dei pionieri che nel lontano 1903 gettò le basi della storica industria della camiceria di Stabio. Un uomo schivo, d'origine israelita e naturalizzato svizzero, che scelse di vivere appartato ma il cui impatto sul tessuto economico locale resta, ancora oggi, un tassello fondamentale del nostro passato19301935193519351937. Remigio Realini intraprese il proprio percorso professionale con l'entusiasmo tipico della gioventù subito dopo gli studi commerciali, successivi alla formazione presso il ginnasio «Don Bosco» di Maroggia. Entrato come braccio destro nella florida fabbrica di camicie dello zio, il cavalier Pietro Realini, affrontò i primi anni di lavoro come un duro ma fondamentale tirocinio, decisivo per temprare il suo carattere. Nel 1953 assunse la guida e la proprietà della storica camiceria Realini (fondata nel 1902), infondendovi grande dinamismo e capacità d'innovazione. Il suo spessore professionale lo portò a ricoprire ruoli direttivi di spicco all'interno dell'AFRA e della commissione paritetica cantonale del settore dell'abbigliamento. Parallelamente alla carriera industriale, Realini si distinse per un profondo impegno civico e politico: fu membro del Consiglio comunale e vicesindaco per due legislature (dal 1959 al 1967), oltre a sedere sui banchi del Gran Consiglio dal 1960 al 1968 tra le fila dell'allora Partito Conservatore. Didascalia della foto (1937): l'immagine ritrae il matrimonio tra Remigio Antonio Realini ed Ermenegilda Pocobelli, originaria di Melide e residente a Lugano1937 Le operaie in vacanza1940In Attesa della Processione1941 L' ampliamento. La storia architettonica della Camiceria Realini, situata in via Ligornetto, inizia nel 1922, con la costruzione del primo nucleo della fabbrica firmato dall'architetto luganese G. Bordonzotti e dall'ingegnere sangallese A. Brunner. Nel 1941, per l'ampliamento dello stabile, la proprietà richiese di mantenere la stessa impostazione originaria; per questo motivo, l'ingegner Brunner concesse ai nuovi progettisti l'uso dei suoi disegni dell'epoca. Tuttavia, la realizzazione del nuovo blocco si scontrò con le severe restrizioni del periodo bellico. A fronte di una richiesta di 50 tonnellate di ferro tondo presentata all'Ufficio Federale di Guerra per l'Industria e il Lavoro di Berna, ne vennero concesse soltanto 12,5. Questo drastico taglio costrinse i progettisti a ridisegnare da capo l'intera struttura portante, riuscendo però a salvare intatta l'estetica interna ed esterna dell'edificio originale194419441949Anni 40 VolantinoI DipendentiLe CucitriciAnni 60Pubblicità Camicie StellaPubblicità Camicie StellaPubblicità Camicie StellaCartolina camiceriaTomba Famiglia Realini2005 Consitex2020 Zegna